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Sapete
come sono andate le cose in quella famosa settimana di Aprile del
1994??? NO???? Allora leggete questo!!!!!
L'8 APRILE, poco prima delle 9 di mattina, il corpo di Cobain venne
trovato in una stanza sopra il garage della sua casa di Seattle. Sul suo
petto giaceva un fucile calibro 20 con il quale il ventisettenne
cantante, chitarrista e autore aveva posto fine alla propria vita.
Da sei giorni
non si avevano più notizie di Kurt.
Fu Gary Smith, un elettricista che stava istallando un sistema antifurto
nella casa, a trovare Cobain morto. "All'inizio, ho creduto che si
trattasse di un manichino" ha raccontato in seguito Smith. "Poi ho
notato che c'era del sangue nell'orecchio destro. Quindi ho visto il
fucile sul petto, puntato sulla guancia."
Nonostante la polizia, un'agenzia privata d'investigazione e vari amici
lo stessero cercando, secondo il rapporto del medico legale il corpo di
Cobain si trovava lì da due giorni e mezzo. Nel sangue vennero rinvenute
un'alta concentrazione di eroina e tracce di Valium. Il cadavere venne
identificato soltanto grazie all'impronti digitali.
Mark Lanegan, membro degli Screaming Trees e amico intimo di Cobain,
dice di non averlo sentito per tutta la settimana. "Kurt non mi ha
chiamato" dice. "Non ha chiamato neanche altre persone. Non ha chiamato
la sua famiglia. Non ha chiamato nessuno." Lanegan racconta: "Cercavo
Kurt da circa una settimana... Prima che lo trovassero. Ho avuto il
presentimento che fosse successo qualcosa di brutto.
Gli amici, la famiglia e i colleghi di Cobain erano preoccupati per la
sua depressione e per il suo consumo di droga che andava avanti da anni.
"Stavo cercando di dare a Kurt un aiuto professionale da nolto tempo"
racconta l'ex manager dei Nirvana Danny Goldberg, oggi presidente dell'Atlantic.
Fu comunque solo otto giorni dal ritorno a Seattle di Cobain
(proveniente da Roma, dove in marzo aveva tentato il suicidio) che
coloro che gli erano vicini si resero conto che era tempo di ricorrere a
misure drastiche. Il cantante era andato "fuori di testa", sostiene un
portavoce della Gold Mountain Entertainment, l'agenzia che cura gli
interessi dei Nirvana e delle Hole.
Gli amici di Cobain e di sua moglie, Courtney Love, affermano che in
quel periodo ci fu un aumento dei litigi familiari, che costrinsero a
volte la donna a trascorrere la notte fuori casa per sfuggire al
comportamento imprevedibile di Kurt. Cobain aveva addirittura confidato
ad alcuni amici di sospettare che lei lo tradisse.
Anche il suo rapporto con i Nirvana era in crisi. Infatti la moglie
raccontò a MTV che nelle settimane successive all'episodio di Roma
Cobain le aveva confidato: "E' una cosa che non sopporto ma non riesco
più a suonare con loro". Aveva aggiunto che voleva lavorare soltanto con
Michael Stipe dei R.E.M.
Ho parlato molto con Kurt durante le ultime settimane" disse Stipe in
una dichiarazione ufficiale. "Avevamo in cantiere un progetto musicale
ma non avevamo ancora registrato nulla."
Il 18 marzo un litigio familiare degenerò quasi in una tragedia.
All'arrivo degli agenti di polizia, chiamati da Love, lei disse che suo
marito si era chiuso in una stanza con un revolver calibro 38 e aveva
detto di volersi uccidere. Gli agenti confiscarono l'arma e anche un
flacone di pillole 'assortite' e non meglio identificate, che il
cantante aveva con sé. Love disse agli agenti dove Cobain teneva
nascosta una Beretta 380, una Taurus calibro 38, un fucile
semiautomatico e 25 scatole di munizioni; tutto il materiale venne
requisito. Quella notte però Kurt disse agli agenti di non aver avuto
realmente intenzione di togliersi la vita: il rapporto della polizia
descrive l'incidente come una "situazione incerta, con sospetto di
suicidio". Nessuno venne arrestato e in seguito Cobain "lasciò
l'alloggio".
Quattro giorni dopo, la coppia prese un taxi dalla abitazione, situata
nel sobborgo Madrona di Seattle, al parcheggio di auto usate American
Dream, nel centro della città. Il tassista Leon Hasson, racconta che i
due litigarono per tutto il tragitto. Continuando a discutere, Cobain e
Love entrarono nel parcheggio. Secondo la versione del proprietario, Joe
Kenney, Courtney era fortemente contrariata perché alcuni giorni dopo
che i due avevano acquistato una Lexus, il 2 gennaio, Cobain l'aveva
riportata indietro. Love voleva quell'auto, ma il marito desiderava
qualcosa di meno appariscente. Kenney aggiunse che Courtney appariva
piuttosto agitata e che ingoiò alcune pillole mentre si dirigeva verso
il bagno.
A questo punto, i familiari, i colleghi dei Nirvana e l'agenzia
organizzativa del gruppo avevano iniziato a rivolgersi a degli
specialisti per curare i crescenti problemi psicologici e la dipendenza
da eroina di Cobain. Uno di questi specialisti era Steven Chatoff,
direttore esecutivo dell'Anacapa by the Sea, un centro di terapia
comportamentale per il trattamento delle tossico dipendenze e dei
problemi. psicologici di Port Huneme, in Caifornia "Mi chiamarono per
vedere cosa si poteva fare", dice Chatoff. "Si stava facendo, su a
Seattle. Era in astinenza, in uno stato di confusione completa. E loro
temevano per la sua vita. Era in crisi."
Chatoff iniziò a raccogliere interviste con gli amici, familiari e
colleghi di Cobain per pianificare una terapia integrata. Secondo
Chatoff qualcuno avvertì il cantante e la procedura venne annullata. La
Gold Mountain afferma di aver trovato un'altro specialista e di aver
detto una piccola bugia a Chatoff per rifiutare educatamente il suo
intervento.
Nel frattempo, Roddy Buttom - vecchio amico di Love e Cobain e
tastierista dei Faith No More . volò da San Francisco a Seattle per
prendersi cura di Kurt. "Gli volevo davvero bene" dice Bottum. "Andavamo
propio d'accordo. Andai là per stare con lui come amico."
Anche il bassista dei Nirvana, Krist Novoselic, decise di incontrarsi
con Cobain, ma il confronto più violento avvenne il 25 marzo. Quel
giorno una decina di amici - tra cui i compagni di squadra Novoselic e
Pat Smear, il manager dei Nirvana John Silva, l'amico di vecchia data
Dylan Carlson, Courtney, Goldberg e la manager delle Hole Janet Billing
- si diede appuntamento in casa Cobain in Lake Washington Boulevard a
Seattle per tentare un'approccio differente con un nuovo specialista.
Come previsto dal trattamento Courtney minacciò Kurt di lasciarlo,
mentre Smear e Novoselic dissero che avrebbero sciolto il gruppo se lui
non avesse accettato un periodo di disintossicazione. All'inizio Cobain
fu restio ad ammettere di aver problemi con la droga e sostenne di non
aver avuto comportamenti autodistruttivi. Al termine di una seduta di
cinque ore circa di tensione, tuttavia, Kurt ammise di essersi lasciato
andare, e acconsentì a iniziare un programma di disintossicazione a Los
Angeles quello stesso giorno. Poi si ritirò con Smear nella cantina
della casa per provare dei nuovi brani.
Una volta all'aeroporto di Seattle, però, Cobain cambiò idea e si
rifiutò di salire sull'aereo. Love aveva sperato di convincerlo a
partire per Los Angeles con lei, in modo da seguire insieme la terapia
di disintossicazione. Invece, salì da solo sull'aereo insieme a Janet
Billing (la figlia Frances e una baby sitter la seguirono il giorno
successivo.) In seguito ha detto di rimpiangere di aver lasciato Cobain
da solo ("Quella stronzata degli anni '80 dell'amore ostinato non
funzione" dirà solo due settimane dopo in un messaggio registrato in
occasione della veglia per Kurt).
Dopo una sosta a San Francisco, Billing e Love volarono a Los Angeles e
la mattina del 26 marzo quest'ultima prese alloggio in una suite da 500
dollari a notte del Peninsulal Hotel di Beverly Hills, dove iniziò una
terapia di disintossicazione. (La Gold Mountain afferma che si trattava
di un intervento per eliminare l'uso di tranquillanti.)
Quella stessa sera, a Seattle, Cobain si recò a casa di un'amica
spacciatrice nel quartiere borghese di bohèmien di Capitol Hill. "Dove
sono gli amici quando ho bisogno di loro?" chiese alla sua amica, come
ha dichiarato lei stessa a un giornale di Seattle. "Perché i miei amici
sono contro di me?"
Rimase a Seattle altri cinque giorni prima di acconsentire ad andare a
Los Angeles per sottoporsi al trattamento. Prima di partire, si fermò
presso l'abitazione di Carlson nell'area di Lake City di Seattle in
cerca di un'arma: Carlson, che era stato testimone di nozze al
matrimonio del cantante, afferma che Cobain gli disse che c'erano stati
dei ladri nella sua proprietà di Madrona."Sembrava normale...
Chiaccherrammo un po'" racconta. "E poi gli avevo già prestato delle
armi in precedenza." Malgrado a Seattle non siano necessari un porto
d'armi o un periodo di tempo per l'autorizzazione a usare armi da fuoco,
Carlson credette che Kurt non volesse comprare personalmente un'arma
perché temeva che la polizia - dopo l'episodio di lite familiare
avvenuto solo dieci giorni prima - gliel'avrebbe requisita.
Cobain e Carlson si diressero al vicino Stan's Shop e acquistarono una
Remington modello 11 calibro 20 a sei colpi e una scatola di munizioni,
spendendo circa 300 dollari che Kurt diede a Carlson in contanti. "Stava
per andare a Los Angeles" dice Carlson. "Mi sembrò un pò strano che
comprasse un'arma da fuoco prima di partire, perciò mi offrii di
conservargliela finché non fosse tornato." Kurt, invece, insistette per
tenere l'arma con sè. La polizia sostiene che Cobain se la portò a casa
e la mise in un armadietto. Fu probabilmente Novoselic ad accompagnare
l'amico all'aeroporto. Smear e un dipendente della Gold Mountain lo
incontrarono a Los Angeles e lo accompagnarono allo Exodus Recovery
Center, nel Daniel Freeman Marina Hospital di Marina del Rey. Cobain
aveva già trascorso quattro giorni di disintossicazione presso l'Exodus
nel 1992 ma aveva lasciato il centro prima di aver completato la
terapia.
Chattoff sostiene che, malgrado l'impossibilità di procedere con il suo
programma, aveva parlato diverse volte al telefono con Cobain prima
della sua partenza per Los Angeles. "Non era assolutamente convito di
sottoporsi a quel trattamento" dice Chatoff "perché secondo lui si
trattava soltanto di un'altra disintossicazione di bella apparenza."
Cobain trascorse due giorni in quella clinica esclusiva. Parlò con
diversi psicologi, nessuno dei quali ritenne che avesse tendenze
suicide. Frances e la babysitter si recarono a trovarlo, mentre Love non
vi andò mai. Il 1 aprile Kurt chiamò Courtney, che si trovava ancora al
Peninsula. "Disse: 'Courtney, non importa quello che succederà, voglio
che tu sappia che hai fatto un ottimo disco'" ha raccontato la donna in
seguito a un quotidiano di Seattle. "Io dissi: 'Bè, che vuoi dire?' E
lui : 'Ricordati soltanto questo, qualsiasi cosa accada: ti amo'." (Le
Hole avevano programmato di fare uscire il loro secondo album, LIVE
THROUGH THIS, undici giorni dopo.) Questa fu l'ultima volta che Love
parlò con suo marito.
Secondo un artista noto come Joe Mama, un vecchio amico della coppia che
fu l'ultima persona ad andare a trovare Cobain al centro Exodus: "Ero
preparato a vederlo tremendamente depresso. Invece sembrava dannatamente
in forma". Un'ora più tardi, secondo quanto riportato da Courtney, Kurt
"saltò lo steccato". In realtà si trattava di un muro di mattoni di
oltre due metri di altezza che correva intorno al patio centrale.
La Exodus è una clinica con scarsi controlli e protezioni e Cobain
avrebbe potuto uscire dall'entrata principale, se solo avesse voluto; ma
evidentemente aveva qualcos'altro in mente. Uno dei suoi visitatori:
"Quando mi recai a fargli visita, lo trovai in compagnia di Gibby Haynes
[dei Butthole Surfers]. Non conosco Gibby ma è pazzo. Stava parlando
velocemente di gente che aveva saltato il muro di cinta, roba come: '[Un
tipo] ha scavalcato il muro cinque volte'. Kurt probabilmente ha pensato
che sarebbe stato divertente".
Alle 19,25 Cobain disse al personale della clinica che sarebbe uscito
nel patio per fumare una sigaretta e scavalcò il muro. "Teniamo
accuratamente sotto controllo i nostri pazienti" afferma un portavoce
dell'Exodus. "Ma alcuni riescono a fuggire." Molti degli amici e dei
colleghi di Cobain si trovavano in quel momento a Los Angeles, al
concerto di un'altro gruppo appartenente alla Gold Mountain, i Breeders,
ed erano ignari della sua evasione.
"Dopo la fuga di Kurt, sentivo Courtney al telefono in continuazione"
dice Mama. "Era davvero sconvolta e lo cercammo in macchina ovunque, in
tutti i posti in cui pensavamo che potesse andare. Era davvero
spaventata sin dall'inizio. Credo che anche lei potrebbe confermarlo."
Ma Cobain stava già facendo ritorno a Seattle. Vi giunse con un volo
Delta tre ore dopo la sua fuga, all'una del mattino. Intanto Love gli
aveva fatto bloccare la carta di credito della Seafirst Bank e aveva
ingaggiato l'investigatore privato Tom Grant per rintracciarlo; ma era
troppo tardi. Infatti secondo la polizia, l'annullamento della carta di
credito rese ancor più difficile rintracciare Cobain, in quanto la
Seafirst registra soltanto il tipo di operazione e la somma di denaro
richiesta per le carte di credito bloccate, non la località precisa in
cui viene utilizzata. La moglie aveva assunto anche un secondo
investigatore privato per tenere sotto controllo la casa della
spacciatrice di Cobain, una della quale si dice che Love fosse gelosa da
tempo.
Quando Kurt giunse alla sua casa di Madrona, vi trovò l'ex babysitter di
sua figlia, Michael DeWitt commentò che il cantante aveva un brutto
aspetto e si comportava in modo strano. "Ma io non riuscii a mettermi in
contatto con lui." Né vi riuscirono altri. La polizia è propensa a
credere che Cobain si sia aggirato per la città senza una meta ben
precisa durante gli ultimi giorni di vita. Un dipendente di un'agenzia
di taxi afferma che il cantante venne condotto a un negozio di armi per
comprare delle munizioni (nella sua abitazione è stata in seguito
ritrovata la ricevuta del negozio). I vicini raccontano di averlo scorto
in un parco nei pressi della casa in quei giorni e affermano che aveva
un'aspetto terribile e indossava un giubbotto esageratamente pesante.
Pare che Cobain abbia trascorso un po' di tempo con alcuni amici
tossici, facendosi così tanto da essere allontanato dagli altri che
temevano il rischio di un'overdose. Si pensa inoltre che Cobain si sia
recato nella sua seconda casa di Carnation, dove è stato trovato un
sacco a pelo. Accanto c'era l'immagine di un sole tracciato con
inchiostro nero, con sopra le parole "Fatti forza" e un posacenere pieno
di mozziconi di sigaretta: una marca era quella di Cobain, l'altra no.
Domenica 3 aprile qualcuno (probabilmente lo stesso Kurt) tentò di
ritirare diverse somme di denaro con la sua carta di credito. Le somme,
che andavano da 100 a 5 000 dollari, risultarono tentativi di riscuotere
denaro contante. Il giorno seguente vennero eseguiti altri due
tentativi, stavolta per pagare dei fiori, per un valore di 86 dollari e
60 centesimi. Fu in questo stesso giorno che la madre di Cobain, Wendy
O'Connor, inoltrò una denuncia di scomparsa di persona. Disse alla
polizia che probabilmente Kurt voleva suicidarsi e suggerì di cercarlo
in un edificio di mattoni a tre piani, descritto come un luogo di
ritrovo di tossicodipendenti, a Capitol Hill.
Nel pomeriggio del cinque aprile, Cobain si barricò nella stanza situata
sopra il garage di casa sua, incastrando uno sgabello contro la
portafinestra. Le tracce raccolte sul luogo fanno ipotizzare che si
tolse il cappello da cacciatore - che indossava quando non voleva essere
riconosciuto - e frugò nella scatola di sigari che conteneva la sua dose
di droga. Completò un messaggio di una pagina con inchiostro rosso.
Indirizzando il messaggio a "Boddah", il nome che aveva dato al suo
immaginario amico d'infanzia, Kurt parlò del grande buco vuoto che
sentiva aprirsi dentro di se e che lo rendeva un "miserabile e
autodistruttivo rocker di morte". Espresse anche il terrore che la vita
di Frances Bean diventasse come la sua. Chiamando Courtney "una dea e
compagna che stilla ambizione e comprensione" la implorò di "andare
avanti" per il bene della loro bambina.
"E' da troppi anni ormai che non provo più entusiasmo nell'ascoltare e
nel creare musica, e neanche nello scrivere" scarabbocchiò Cobain,
aggiungendo che "prima di salire sul palco, quando le luci si spengono e
si alza il ruggito feroce del pubblico, tutto ciò non ha su di me lo
stesso effetto che aveva su Freddie Mercury.. Ho tentato tutto quanto
era in mio potere per provarci gusto e lo faccio, Cristo, credetemi lo
faccio. Ma non è abbastanza. Sono contento del fatto che io e noi
abbiamo fatto appassionare molta gente e l'abbiamo divertita. Devo
essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose soltanto quando non
ci sono più. Sono troppo sensibile. Ho bisogno di sballarmi un pò per
recuperare l'entusiasmo di quando ero bambino".
Trafisse il foglio con la penna, la infilzò sul pannello di sughero
degli appunti e poi pare che abbia gettato il suo portafogli sul
pavimento, lasciandolo aperto sulla patente di guida. Gli amici sono
convinti che abbia fatto questo per aiutare la polizia a identificarlo.
Love ricostruì il resto della tragedia per MTV: Kurt avvicinò una sedia
alla finestra, si sedette, prese ancora un pò di droga (molto
probabilmente eroina), appoggiò alla testa la canna dell'arma calibro 20
e - probabilmente usando il pollice - premette il grilleto.
Sebbene il patologo della contea abbia determinato che Cobain morì nel
pomeriggio del 5 aprile, qualcuno cercò di fare addebitare 1 716 dollari
e 56 centesimi sulla sua carta di credito la mattina seguente. Il
tentativo venne fatto via telefono o di persona ma senza carta. Il
rapporto della polizia indica inoltre che due persone raccontarono che
la spacciatrice di Capitol Hill aveva sostenuto che Cobain si era recato
nel suo appartamento la sera del 5 aprile. La donna nega la circostanza.
Per un crudele scherzo del destino, l'investigatore privato di Courtney,
Tom Grant, arrivò a Seattle il 6 aprile. "Stavo lavorando[Grant]"
racconta Carlson "e il giorno in cui stavamo andando a Carnation per
cercarlo, abbiamo saputo che era morto."
Carlson e l'ex sceriffo Grant avevano perquisito la casa di Cobain a
Madrona un paio di volte ma non avevano controllato la stanza sopra il
garage. (In seguito Carlson affermò di non essere a conoscenza
dell'esistenza di quel locale.) DeWitt lasciò l'abitazione principale e
volò a Los Angeles il pomeriggio del 7 aprile, ancora all'oscuro della
presenza del corpo lì vicino. La polizia dice di non essere mai entrata
in casa prima della scoperta del cadavere e di aver solo chiesto a
coloro che stavano lavorando fuori dall'abitazione se avessero visto
Cobain.
In un altro luogo, la mattina del 7 aprile, una telefonata di emergenza
giunse al numero 911 denunciando una "possibile vittima di overdose" al
Peninsula Hotel di Los Angeles. Polizia, pompieri e ambulanze giunsero
sul posto dove trovarono Love e il chitarrista delle Hole, Eric
Erlandson. (Frances e la sua babysitter stavano nella stanza accanto).
Courtney venne condotta al Century City Hospital, dove giunse intorno
alle 9,30. Venne dimessa due ore e mezza dopo. Il tenente Joe Lombardi
del Dipartimento di Polizia di Beverky Hills dice che la donna venne
arrestata immediatamente dopo essere uscita dall'ospedale e "accusata di
possesso di sostanza illegale, possesso di strumenti per il consumo di
droga, possesso di una siringa ipodermica e possesso di beni rubati".
L'avvocato penalista Barry Tarlow, legale di Love, afferma,
contrariamente ai rapporti ufficiali, che la donna "non si trovava sotto
l'effetto di eroina" e "non era stata vittima di un'overdose". Sostiene
che "aveva avuto una reazione allergica" al tranquillante Xanax. Tatlow
riferisce che il "bene rubato" fosse un ricettario che "il suo medico..
le aveva lasciato quando si era recato a visitarla.. Non vi era nessuna
prescrizione scritta sopra quel foglio". E la sostanza proibita? "Non si
trattava di droga" dice Tarlow. "Era un incenso augurale hindu che ella
aveva ricevuto dal suo avvocato, Rosemary Carroll."
Love venne rilasciata intorno alle 15,00 dopo aver pagato una cauzione
di 10 000 dollari (tutte le accuse contro di lei vennero in seguito
lasciate cadere). Courtney entrò immediatamente allo Exodus Recovery
Center, la stessa struttura di riabilitazione dalla quale suo marito era
fuggito una settimana prima.
Il giorno seguente, l'8 aprile, uscì dal centro non appena venne a
conoscenza del ritrovamento di suo marito.
Tratto da "Rolling
Stones, recensioni sui Nirvana" |